Intervista a Nathan del progetto Genderqueer

Nome:Nathan
Attività: Presidente Associazione Milk Milano e Blogger
Identità di genere: Transgender
Orientamento affettivo principalmente attratto erotico-affettivamente da ragazzi

Ciao Nathan, grazie per averci reso possibile quest’intervista. La nostra prima domanda è semplice: ci parli un po’ dell’associazione Milk, delle sue attività e delle politiche di attivismo LGBT che portate avanti?
Il Circolo Culturale TBGL Harvey Milk ha modificato il nome qualche anno fa da “Circolo di Cultura Omosessuale” a “Circolo Culturale TBGL.” Il primo cambiamento, da “di Cultura” a “Culturale“, rappresenta la nostra idea che la cultura non possa essere solo omosessuale, bisessuale, o transgender, ma sia al limite diverso il modo in cui fare Cultura.
Abbiamo sostituito “Omosessuale“, che deriva dalla precedente conformazione dell’utenza Milk, con TBGL, per sottolineare l’attenzione che diamo a due realtà molto trascurate dall’associazionismo italiano: l’identità di genere e gli orientamenti sessuali non binari.
Siamo dunque un circolo culturale, ma anche un circolo attivo politicamente tramite alcune reti nazionali e locali (UNAR, Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, Tavolo LGBT col Comune di Milano, Coordinamento Arcobaleno), e che fornisce gratuitamente ai soci dei servizi in ambiente protetto, sia di carattere ricreativo (Meditazione, Teatro, Cene, Aperitivi), sia del circuito Benessere (un gruppo di AutoMutuoAiuto sul tema delle relazioni affettive, un gruppo AMA sull’identità di genere, con relativo sportello di ascolto, uno sportello di ascolto su qualsiasi tematica con counselor e psicologi volontari). Inoltre abbiamo una rete friendly di contatti a cui reindirizzare soci e simpatizzanti (medici, avvocati, psicoterapeuti, esercizi commerciali, altro).

Un aspetto che contraddistingue la tua attività di blogger è di sicuro il fare chiarezza su un aspetto molto importante e su cui, purtroppo, c’è molta disinformazione. Vuoi spiegare ai nostri lettori di che cosa si tratta quando si parla di non binarismo di genere?
Prima è necessario fare chiarezza su orientamento sessuale, identità di genere e ruolo di genere.
L’orientamento sessuale indica verso chi la persona è orientata a livello erotico/affettivo. Esistono persone eterosessuali, omosessuali e bisessuali, anche se non tutti coloro che non hanno un orientamento nella dicotomia omo/etero si riconoscono nella definizione di bisessuale, ma preferiscono ad esempio pansessuale o panaffettivo (quel “pan” amplia lo spettro delle sfumature, e si sostituisce al maggiormente binario “bi”, che quasi sottolinea la dicotomia maschi/femmine).
L’identità di genere invece non riguarda il/la partner, ma la persona stessa e il genere di cui è portatrice a prescindere dal suo sesso genetico/biologico.
I ruoli di genere riguardano invece le costruzioni socio-antropologiche, che variano per tempo e luogo, dei comportamenti maschili e femminili, riguardanti le mansioni sociali, il vestiario, e tutte le aspettative sociali legate agli appartenenti ai due sessi.
Per fare un esempio concreto per capire la differenza tra ruolo e identità di genere, potrei citare una donna (non importa se lesbica, bisessuale o eterosessuale) che ama avere i capelli corti, un vestiario unisex o maschile, praticare alpinismo e suonare la batteria, ma tuttavia si identifica nel suo nome femminile e nell’identità di genere femminile. Questa donna quindi avrebbe un ruolo sociale lontano dallo stereotipo di genere femminile, magari addirittura una vicinanza con lo stereotipo di genere maschile, ma la sua identità di genere sarebbe sicuramente femminile.
Lo stesso sarebbe se stessimo parlando di un uomo che come tale si percepisce ma usa i bigodini per valorizzare i suoi boccoli ed è magari anche appassionato di uncinetto.
Come mostrano questi banali esempi, il sorriso ci scappa molto di più immaginando un uomo che tende a ruoli sociali “femminili” piuttosto che immaginando una donna che si appropria di quello che in passato veniva considerato ruolo “maschile”.
Il binarismo è quell’atteggiamento manicheista che usa un ragionamento per opposti negando dignità e opportunità a tutte le possibili sfumature.
Una persona binaria ad esempio concepisce i ruoli di genere in maniera nettamente opposta e immutabile.
Anche sulle identità di genere, chi è binario è ostile a chi si definisce di identità fluida, o si riconosce in entrambi i generi, o in nessun genere, o in un mix tra i generi, o in un terzo genere, ma è anche ostile a chi, pur avendo un’identità di genere totalmente maschile o femminile, affronta un percorso di transizione non medicalizzato, o solo parzialmente medicalizzato.
Per quanto riguarda gli orientamenti sessuali, di solito chi è binario è incredulo, diffidente e/o ostile alle persone non nettamente omosessuali o eterosessuali.
Personalmente col blog e tramite l’associazione Milk cerco/cerchiamo di fare cultura e chiarezza per infrangere queste visioni stereotipate.

A livello normativo e sociale, quali sono secondo te le carenze che impediscono la piena realizzazione delle persone anche a livello identitario?
Non viene dato pieno riconoscimento all’identità di genere.
Faccio un esempio: spesso giornalisti o persone appartenenti all’integralismo religioso usano termini come “si sente uomo” o “diventare uomo“, come se l’identità di genere fosse qualcosa di non oggettivo, come quando un pazzo “si sente” Napoleone.
In realtà una persona di identità di genere maschile E’ uomo, e questo a prescindere da quanto ha modificato o modificherà il corpo, perché uomo/donna si riferiscono al genere, mentre maschio e femmina si riferiscono al sesso biologico.
Quindi una persona fa una transizione medicalizzata, per esempio un ftm (female to male), è scorretto dire che sta diventando uomo. Uomo lo è già, al massimo adatta il suo corpo in modo che sembri simile a quello di un maschio biologico.
Se la legge italiana associasse nome e genere al proprio genere, non sarebbe necessaria (o meglio, non sarebbe richiesta obbligatoriamente) nessuna transizione, così come non è richiesta in Argentina e in altri luoghi. Siccome nome e genere sui documenti sono ancora legati, erroneamente, al sesso e non al genere, viene richiesta una modifica medicalizzata (che sia il solo trattamento ormonale, che siano anche interventi demolitivi ai caratteri sessuali primari).
Manca una legge contro la transfobia che tuteli le persone sul posto di lavoro e nella ricerca del lavoro. Questo sarebbe necessario anche se si riuscisse ad attuare il cambio anagrafico senza alcuna medicalizzazione, poichè alcune persone (soprattutto trans mtf) rimangono visibili anche dopo la tos (terapia ormonale sostitutiva) e in quanto riconoscibili come persone T potrebbero avere discriminazione all’ingresso al mondo del lavoro o mobbing sul posto di lavoro.
Altri obiettivi sono la de-psichiatrizzazione della condizione transgender e una normativa per la genitorialità delle persone transgender, anche grazie a tecniche di genitorialità assistita e alla non discriminazione dei candidati genitori trans nelle richieste di adozione.
Da non dimenticare anche l’obiettivo del matrimonio egualitario, visto che non tutte le persone transgender sono eterosessuali, ma molte sono omosessuali o bisessuali.

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Ci vuoi parlare del tuo blog “Progetto GenderQueer?”
Il blog ha da poco compiuto 5 anni e si occupa di diffondere una visione non binaria di ruoli, identità e orientamenti sessuali, non solo ad un pubblico cisgender eterosessuale (cisgender è il contrario di transgender, cis e trans determinano esattamente aldiquà e al di là, un po’ come quando si una cisalpino e transalpino!), ma anche alla comunità LGBT, sia a chi si sente oppresso dai suoi stereotipi, sia a chi ancora ne è tristemente vittima, come parte degli esponenti dell’attivismo storico.
Negli anni mi sono state richieste delle conferenze sul tema del binarismo in varie realtà provinciali e non (La Scala di Giacobbe di Pinerolo, il Delos di Vicenza…), interviste (Repubblica, Glamour, associazioni LGBT varie anche del circuito ArciGay, Oltre le Differenze), collaborazioni a tesi, documentari, ma soprattutto una cosa che mi entusiasma moltissimo: formazione alle aziende tramite i circuiti di Diversità Lavoro, Unar e Parks.

Cosa ne pensi dello spauracchio della famosa “teoria gender” nelle scuole?
I fondamentalisti cristiani vogliono confutare tutti gli studi che parlano del ruolo di genere come di un costrutto sociale. Essi vogliono insistere sul fatto che invece i ruoli siano totalmente innati.
L’improvvisa insistenza sul tema si deve alla ricerca di modi per gestire il cambiamento dei ruoli di uomo e donna nella società occidentale, e quindi anche la trasformazione della famiglia (eterosessuale) stessa. Mentre i laici propongono una nuova riflessione da parte dell’uomo e della donna moderna per reinventare i ruoli nel rispetto di entrambi i partner, alcune visioni, di stampo evoliano (da Julius Evola – Rivolta contro il mondo moderno), pensano che l’unico modo sia il ritorno ai ruoli e alla famiglia tradizionale. Se però i ruoli fossero innati come loro sostengono (o totalmente innati, privi di alcuna influenza culturale), non insisterebbero tanto a censurare i progetti di sensibilizzazione per la parità tra i generi, quelli che propongono, ad esempio, problemini di matematica in cui finalmente il padre e la madre guadagnano cifre paragonalbili (finora nei problemi di matematica è stata sempre la mamma a guadagnare di meno), o di valorizzare le figure femminili nella storia.
Ovviamente la fobia per la parità dei generi sfocia poi nell’omofobia e nella transfobia, visto che la famiglia omogenitoriale o il transgenderismo sono i più grandi spauracchi per chi vuole imporre come unico modello la famiglia cristiana tradizionale.
Purtroppo per essere efficace la risposta del movimento LGBT o di quello contro il sessismo dovremmo decodificare il loro linguaggio. Per esempio spesso pensiamo che quando un fondamentalista cristiano parla di “natura”, stia facendo riferimento al mondo naturalistico fatto di animali e piante, e sottolineiamo l’omosessualità nei mammiferi, tuttavia parlando con alcuni di loro è venuto fuori che per “natura” intendono la natura divina insita in Adamo ed Eva prima della caduta.
In poche parole, per loro una persona LGBT (o una donna etero emancipata) è una persona che si sta allontanando dalla sua “naturale” condizione etero e cisgender, a causa di influenze culturali atte a corrompere la persona (gli studi di genere, l’attivismo per le pari opportunità, l’informazione su argomenti LBGT)
Anche fenomeni come le sentinelle in piedi, che rivendicano la libertà di pensiero, sono pretestuose. Cosa diremmo se qualcuno scendesse in piazza per rivendicare il diritto di considerare donne, ebrei e persone di colore inferiori all’uomo caucasico?
Queste persone sarebbero interrotte e portate via dal loro sit-in. Ciò non accade se l’oggetto sono le persone LGBT, perché siamo poco tutelati dallo stato e dall’attuale coscienza comune.

Ringraziamo Nathan per essere stato con noi! Eccovi la sua biografia ufficiale.

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2 thoughts on “Intervista a Nathan del progetto Genderqueer

  1. Condivido lo sforzo per andare oltre ogni stereotipo e pre-giudizio. Trovo orrendo il PPS che integralisti cristiani stanno diffondendo prendendo in senso assoluto ed esclusivo la creazione di o Maschio o femmina e inviando gli altri al Cottolengo… con le ovvie conseguenze, magari anche di business per chissà quanti cottolenghi da costruire. Buon lavoro nell’ottica panaffettiva e grazie per il vostro impegno.

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  2. Apprezzo il suo impegno per le persone transgender, ma onestamente più di una volta ha mostrato un feroce antifemminismo, oltre ad una sfacciata presunzione in virtù della sua esperienza di attivista. Non mi piacciono le persone che guardano le altre dall’alto verso il basso.

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